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FINAL STATEMENT

I leader europei celebrano il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma mentre l’Unione Europea (EU) si sta sgretolando. Essi hanno deciso di affrontare la crisi europea preparandosi per un nuovo Trattato e potenziando, nel frattempo, le iniziative di cooperazione rinforzata in una Europa “a livelli multipli”, come evidenziato dal Libro Bianco della Commissione sul futuro dell’Unione Europea, recentemente pubblicato. Tutto ciò va nella direzione di rafforzare le politiche neoliberali uccidendo l’Europa e promuovendo una integrazione ed espansione militarmente aggressiva a pari passo della NATO. Noi abbiamo un Piano B per affrontare questo cupo orizzonte per i cittadini europei.
Siamo pronti ad offrire ai popoli europei un’alternativa. Ciò richiede la rottura dei trattati vigenti. La cooperazione in Europa deve essere lanciata su nuove basi: proteggendo la nostra gente, la democrazia e la natura contro zone di libero scambio e un mercato europeo interno al servizio dei profitti delle banche e delle corporazioni internazionali e la ricchezza delle oligarchie. Dobbiamo liberarci di una Unione Europea che è una macchina da guerra contro il lavoro e al servizio del solo capitale finanziario. Dobbiamo affrontare tutto ciò con una Europa democratica fondata sulla cooperazione di Stati pienamente democratici a beneficio dei nostri popoli. La cooperazione internazionale dovrà essere perseguita nella misura in cui soddisfi gli interessi della maggioranza dei cittadini europei (es: cambi climatici, politiche di asilo, tassazione delle imprese) mentre protegge la democrazia, i diritti sociali contro la deregolamentazione, la privatizzazione e liberalizzazione attraverso leggi europee.
Il primo Summit del Plan B di Parigi del gennaio 2016 fu convocato a seguito del golpe alla Grecia nell’estate del 2015. Per dimostrare ulteriormente la nostra reazione alle azioni europee anti – democratiche, altri due Summit Plan B ebbero luogo a Madrid e a Copenaghen. Nel frattempo, l’oppressione contro la Grecia continuava, non lasciando spazio ad alcuna illusione: l’Europa sta violando la democrazia e la sovranità popolare. Il debito pubblico viene usato come meccanismo di subordinazione, mentre la Banca Centrale Europea opera come strumento di imposizione, usando la liquidità e la sua negazione come un’arma contro ogni resistenza popolare e politica.
Ora è il momento di promuovere e consolidare il network del Plan B come un forum aperto e plurale di discussione e di elaborazione di policy per alternative credibili per i popoli europei. La nostra strategia è composta di un Plan A e di un Plan B. Il Plan A comprende varie proposte di profonda correzione di rotta del progetto europeo. Il Plan B è una progressiva separazione dall’Europa nel caso in cui Bruxelles proseguisse nel cammino neo liberalista anti democratico e offre un nuovo tipo di cooperazione tra Stati, inclusa la cooperazione monetaria. Abbiamo il dovere di lavorare in ciascuna delle nostre Nazioni e tutti insieme in tutta Europa per una completa rinegoziazione dei trattati europei. Ci impegniamo a sostenere ovunque le iniziative dei cittadini europei in una campagna di disobbedienza civile alle pratiche europee arbitrarie e alle “regole” irrazionali fino a che quella rinegoziazione non sarà ottenuta. Riconosciamo che in casi come quello della Grecia, non c’è spazio per una negoziazione con gli oppressori. E supportiamo i diritti dei popoli a resistere e a disobbedire.
Il Plan A: crediamo che i Trattati vigenti siano un ostacolo ad ogni agenda progressista. Ogni tentativo di modificare i trattati dovrebbe essere guidato dai principi di partecipazione di massa, dibattito e processi decisionali collettivi. Devono prevalere la sovranità popolare e le scelte dei popoli. Al fine di promuovere quel dibattito e le connesse mobilitazioni, proponiamo le seguenti soluzioni per un progetto europeo da proseguire lungo una strada democratica e pro labour.
Noi, partecipanti al Summit del Plan B, chiediamo:
1 . una profonda riforma della Banca Centrale Europea al fine di assicurare come obiettivo obbligatorio piena occupazione e al fine di permettere il finanziamento degli investimenti pubblici e attività economiche ecologicamente sostenibili;
2. l’abolizione del TSGC/Fiscal Compact e un pieno stop alle interferenze delle Istituzioni ai bilanci nazionali, garantendo, al contempo, la possibilità per gli Stati membri di attuare politiche in funzione delle scelte democratiche dei popoli. La questione del debito pubblico sarà affrontata a un livello europeo, con il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli e degli Stati a effettuare audits sui debiti prima di ogni pagamento e di rifiutarsi di pagare debiti illegittimi, illegali, odiosi e insostenibili. Lavoreremo a una conferenza europea sul debito nell’intento di liberare i popoli europei dai debiti inesigibili, che, al momento, servono esclusivamente come strumento teso ad imporre politiche neoliberali, antidemocratiche e di austerità;
3. Il riorientamento della politica mercantilista che domina l’Unione Europa (EU) e, in particolare, l’Eurozona verso una domanda interna aggregata per equilibrare i bilanci correnti. Conseguentemente, è necessario un meccanismo macroeconomico credibile tale per cui i surplus di parte corrente sostengano gli stipendi e il consumo interno e incrementino le importazioni dai paesi deficitari;
4. il rifiuto della CETA, TTIP e TISA e gli accordi di libero scambio che incrementano il potere delle multinazionali a discapito della democrazia e dei diritti sociali e ambientali. L’introduzione di un principio di non regressione sociale e standards sociali ed ecologici per il mercato interno unico e per il commercio con partner non europei, come, ad esempio, il protezionismo europeo sociale ed ecologico: per proteggere il nostro ambiente, i nostri produttori e i nostri lavoratori, rafforzando le tariffe comuni sui beni importati, incluse le quote o altre regole per beni e servizi che non rispettano i fondamentali standard ecologici e sociali;
5. la lotta alla concorrenza fiscale, i paradisi fiscali e l’arbitraggio fiscale, sovrattasse sui flussi finanziari verso i paradisi fiscali all’interno e all’esterno dell’Europa e l’introduzione di una imposizione minima effettiva sulle società. Dobbiamo consentire agli Stati membri di difendere il proprio assetto fiscale attraverso sovrattasse sui flussi finanziari verso paradisi fiscali in caso di non cooperazione;
6. rafforzare la lotta contro i cambiamenti climatici attraverso una politica economica che assicuri la sostenibilità ecologica e fermi questo fenomeno. L’Unione Europea deve, al contempo, adottare strategie più incisive di adattamento, dal livello nazionale a quello internazionale, al fine di prevenire danni derivanti da cambiamenti climatici;
7. l’adozione di un protocollo sociale per proteggere diritti sociali e contrattazione collettiva contro le libertà del mercato interno e assicurare che i lavoratori mobili dei paesi membri della Unione Europea lavorino, come minimo, sempre alle stesse condizioni lavorative e salariali dei lavoratori dei paesi ospitanti;
8. il rafforzamento dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere, assetto fondamentale delle società democratiche e sociali e dello sviluppo economico. La resistenza al patriarcato è anch’esso una questione fondamentale di diritti umani. Ogni forma di violenza di genere e di sfruttamento sessuale deve essere cancellata;
9. la resistenza alla fortezza - Europa. L’Europa ha bisogno di una nuova politica migratoria per i rifugiati e i richiedenti asilo basata su convenzioni internazionali dei diritti umani e leggi umanitarie e di una maggiore e condivisa responsabilità per assicurare la protezione di tutti. Mai più frontiere chiuse, mai più morti nel Mediterraneo. Mai più traffico di armi, guerre e interventi militari, né distruttivi accordi di libero scambio che rappresentano le ragioni principali che spingono le persone a fuggire; mai più finanziamento dell’industria bellica attraverso accordi di armamento, strettamente collegati alla corruzione e al debito;
10. la preparazione e l’inclusione nei trattati delle condizioni che consentano agli stati membri che lo desiderino, un’uscita a condizioni normali dall’eurozona, stabilizzando i tassi di cambio.
Il Plan A è una questione di bilanciamento di potere. Dobbiamo disobbedire ai Trattati per permettere una ricostruzione dell’Europa. Tuttavia, siamo pienamente consapevoli che ogni tentativo di modifica dei Trattati Europei neoliberali in senso democratico e pro - labour può essere bloccato da un singolo Stato membro e incontrerà la ferma opposizione delle istituzioni europee.
Pertanto, un piano A credibile necessita di un piano B che servirà in parte come effetto leva nelle negoziazioni con l’Europa, ma consentirà, altresì, agli stati membri di liberarsi della camicia di forza dell’Unione Europea neoliberale per perseguire nuovi tipi di cooperazione basati sulle nostre agende progressiste.
Noi firmatari diamo priorità al Plan A, ma siamo d’accordo sull’importanza cruciale del Plan B, che ci consentirà di raggiungere i nostri obiettivi in un contesto differente.
Il plan B: di fronte alla impossibilità di un profondo riorientamento dell’Unione Europea, ci impegniamo a coinvolgere i nostri paesi a riconquistare il controllo dei loro strumenti basilari per intervenire nell’economia. Con la stretta cooperazione tra gli Stati, vogliamo rafforzare la nostra agenda progressista di giustizia fiscale, sociale, economica ed ambientale.
Lasciateci essere chiari su un elemento chiave. Tra salvare la nostra gente e salvare l’euro, la nostra scelta è chiara: scegliamo la gente. Noi proponiamo, come alternativa al piano A, un piano B per un “ divorzio amichevole” dall’euro o un piano per un’uscita dall’euro per singolo paese. In generale, un quadro per la cooperazione monetaria basato su monete nazionali e su una comune contabilità europea.
L’obiettivo è quello di creare un sistema di commercio equo (“ protezionismo di solidarietà”) basato sulla promozione dei diritti dei lavoratori, controllo dei capitali, salute e protezione del consumatore, controllo pubblico sui servizi essenziali e risorse e trattamento speciale e aiuto per i paesi impoveriti, rispettando pienamente i principi internazionali e le convenzioni ILO, aliquote fiscali minime e l’accordo sul clima di Parigi COP21. Dobbiamo consentire agli Stati membri di difendere le proprie basi imponibili attraverso sovrattasse sui flussi verso i paradisi fiscali in caso di mancata cooperazione e attraverso meccanismi di responsabilità credibile. Tutte queste soluzioni possono essere sostenute da uno o più stati membri oltre che da stati terzi disposti a cooperare su una base progressiva. Più larga è questa nuova zona cooperativa e progressiva, meglio sarà per la nostra gente.
Il summit di Roma rappresenta una pietra miliare nello sviluppo della strategia del Plan B. Specialmente se si considerano le imminenti elezioni in vari stati membri chiave ( Olanda, Francia, Germania). In un contesto di Brexit e di continue crisi in Spagna, Italia, Grecia e Portogallo il Plan B e la sua solidarietà internazionalista è più vitale che mai.
Ci impegniamo non solo a comunicare queste soluzioni per l’Europa, nell’ambito di un dibattito su una riforma europea nell’anniversario dei Trattati di Roma, ma anche a supportare tutte le proposte, le iniziative e le mobilitazioni tese a questa prospettiva.
Siamo pronti anche a presentarle al Consiglio Europeo e alla Commissione non appena uno di noi governi.
Siamo pronti a disobbedire le regole europee nel caso in cui continui una Europa neo liberale, mercantilista e antidemocratica. Se il Consiglio Europeo e la Commissione rigettano le nostre ragionevoli e concrete soluzioni, ci impegniamo a farle prevalere al di fuori del vigente quadro europeo.
Continueremo ad approfondire e ad ampliare la nostra piattaforma politica. Il prossimo e quinto summit del Plan B avrà luogo a Lisbona nel mese di ottobre 2017 – 10 anni dopo la firma del Trattato di Lisbona.

Marina Albiol Guzmán, MEP, Izquierda Unida, Spain
Malin Björk, Member of the European Parliament, Vänsterpartiet, Sweden
Nikolaos Chountis, MEP, Popular Unity, Greece
Eric Coquerel, Regional councillor, Ile de France, Parti de Gauche, France
Fabio De Masi, MEP, Die Linke, Germany
Stefano Fassina, City councillor, Rome, MP, Sinista Italiana, Italy
Eleonora Forenza, MEP, Altra Europa, Italy
Zoe Konstantopoulou, head of Course to Freedom (Plefsi Eleftherias), former President of the Hellenic Parliament, President of the Debt Truth Committee, Greece
Marisa Matias, MEP, Bloco de Esquerda, Portugal
Jean-Luc Mélenchon, MEP, France
Søren Søndergaard, MP and former MEP, Red-Green Alliance, Denmark
Miguel Urbán, MEP, Podemos, Spain
Nikolaj Villumsen, MP, Red-Green Alliance, Denmark

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